Ring Light Fai da te (DIY Ring Light).
Buongiorno a tutti e buon inizio settimana!
Settimana scorsa vi avevo promesso che vi avrei raccontato di come ho creato questa piccola meraviglia luminosa (non sai di cosa sto parlando? Guarda qui!). E’ stato un lavoro lungo, ma che alla fine mi ha dato enormi soddisfazioni!
Dunque, passo a spiegarvi i vari step di cui, come una tontolona, non ho fatto nemmeno una foto tanto ero concentrata nel lavoro (scusatemi, ogni tanto sono davvero stordita).
Step 1: struttura
Non avendo a disposizione gli attrezzi adatti per questo tipo di lavoro (e non avendo nemmeno le conoscenze per farlo…), ho deciso di affidare il taglio del legno ad una mia amica.
Ho acquistato una tavola di legno 120×120 cm con spessore 2 cm che la mia amica ha poi tagliato per ottenere una “ciambella”, il diametro del foro interno è di 70 cm circa in modo da permettere di avere un ampio spazio per l’inquadratura.
La mia amica si è anche occupata della verniciatura e mi ha consegnato la “ciambella” già dipinta di nero.
La struttura è rimasta nel mio studio per praticamente un anno, ammetto di non aver mai avuto il tempo e la voglia per mettermi a fare questo lavoro, ma poi, con l’idea di un progetto, finalmente mi sono messa all’opera.
Step 2: materiale necessario
Sono andata a Leroymerlin per comprare tutto il materiale di cui avevo bisogno:
– metri indefiniti di cavo unipolare di due colori (blu e nero nel mio caso)
– 12 portalampade
– 12 lampadine a risparmio energetico con resa 112W l’una
– svariati mammut per i collegamenti elettrici
– 1 scatola di derivazione
– 4 interruttori
– 1,5 metri di cavo bipolare
– 1 presa elettrica a tre poli (ma va bene anche quella a due poli)
– nastro isolante
– pannello di plastica flessibile nero 1oox100 cm
– viti per il fissaggio dei portalampade
Step 3: calcoli matematici (la parte più odiosa!)
In realtà era un lavoro che andava fatto prima di tagliare la ciambella, ma ovviamente non ne ho tenuto conto e così mi sono ritrovata a dover dividere la ciambella in 12 parti uguali senza avere un centro da cui partire.
Se mi chiedete ora come diavolo ho fatto a fare il calcolo giuro che non saprei spiegarvelo, so solo che ci ho messo almeno 3 ore per riuscire a capire come suddividere la mia ciambella in 12 parti uguali. In sostanza ogni portalampada si trova a circa 30 cm dall’altro.
Se ci sono riuscita io che sono una totale capra in matematica e geometria potete riuscirci anche voi!
Una volta suddivisa la vostra ciambella in 12 spicchi, potete calcolare la metà di ogni spicchio e lì fare un foro abbastanza ampio da cui far passare i cavi elettrici.
Step 4: collegamento elettrico in parallelo
Dopo la suddivisione in 12 spicchi, il collegamento elettrico è stata la parte più rognosa. Questo perché non ne sapevo quasi nulla e ho fatto mille tentativi prima di capire come fare.
Ho deciso di suddividere il mio ring light in 4 sezioni da 3 lampade l’uno collegate ad un interruttore. In questo modo posso decidere se accendere tutte le lampade oppure solo alcune.
Il collegamento che vi consiglio di fare è quello in parallelo il cui schema è più o meno questo: O = O = O =E (O è la lampada, E è la presa della corrente, = sono i due cavi nero e blu). L’unica accortezza è che un cavo dovrà entrare nell’interruttore (quello nero ad esempio) mentre l’altro (quello blu in questo caso) dovrà essere collegato direttamente alla corrente.
Ho realizzato 4 circuiti in parallelo collegando tra loro 3 lampade. La lampada finale è stata poi collegata con il cavo nero all’interruttore e il cavo blu invece rimandava alla scatola di derivazione dove veniva collegato alla corrente. Ovviamente dall’interruttore deve uscire un altro cavo nero che anch’esso va alla scatola di derivazione e da lì alla presa della corrente.
Spero di essere stata chiara, è più semplice a farsi che a dirsi, credetemi! Se qualcuno volesse cimentarsi nella costruzione di questo ring light mi contatti per maggiori informazioni, cercherò di fornirvi uno schema più chiaro.
Dopo aver creato i 4 circuiti, sono passata al collegamento generale: ho collegato tra loro 2 cavi blu a destra e 2 cavi blu a sinistra unendoli poi nella scatola di derivazione, la stessa cosa l’ho fatta con i cavi neri che escono dagli interruttori. Alla fine nella scatola di derivazine mi sono trovata 2 cavi neri (uno da destra e uno da sinistra) e due cavi blu (uno da destra e uno da sinistra), li ho collegati a due mammut da cui poi usciva un solo cavo nero e un solo cavo blu che andavano poi a collegarsi al cavo bipolare della presa della corrente.
Ecco fatto!
Step 4: prova e rifiniture
dopo aver provato il corretto funzionamento di tutto il circuito, sono passata alle rifiniture.
Per prima cosa ho fissato i cavi in modo ordinato con dei ferma-cavi. In verità questo è un lavoro che andrebbe fatto nel mentre si collegano i 4 circuiti tra loro, in modo da calcolare la giusta lughezza del cavo, ma dovete essere sicuri che tutto il circuito funziona prima di fissare tutto quanto!
Dopo aver fissato ordinatamente tutti i cavi, sono passata a creare la copertura degli stessi utilizzanto un pannello di plastica flessibile nero sui cui avevo segnato i punti da tagliare. Ho deciso di dividerlo a metà e ritagliare queste stesse parti a mezza luna ricalcando il diametro della mia ciambella. Ho dovuto per forza fare questa scelta perché il pannello era di 20 cm più piccolo del mio ring light.
Ho poi calcolato il ritaglio in prossimità degli interruttori e infine ho fissato tutto con dei distanziali in modo da lasciare circa 2 cm di spazio tra i cavi e la copertura.
Mi rendo conto che è difficile spiegarlo a parole, ma in questo caso posso fare delle foto per mostrarvi il lavoro finale.
Step 5: supporto
Come supporto ho utilizzato due stativi (vi consiglio di comprarli belli resistenti) con due contrappesi da 4 kg l’uno. Infine l’asta orizzontale l’ho realizzata con un semplice porta tende dell’ikea con un discreto diametro che ho fatto forare del diametro dello spigot in basso, e in alto del diametro del filetto finale dello spigo dove poi ho avvitato una farfalla per bloccare il tutto. Se non potete far tagliare un bastone porta tende, potete acquistare un sistema porta fondali on-line. Attenzione a non acquistarne uno poco robusto, non reggerebbe il peso del ring light.
Per fissare il ring light al bastone ho acquistato un gancio molto robusto. Ovviamente avevo già previsto dal principio un foro in cui inserirlo.
Vi consiglio vivamente di comprare delle ruote per i vostri stativi per facilitarvi il trasporto del ring da una parte all’altra dello studio!
Appunti importanti!
Per finire vorrei sottolineare alcuni punti molto molto importanti che dovete tenere in considerazione se mai vorreste imbarcarvi in questa impresa:
– indossate dei guanti con rinforzo in gomma per evitare di spellarvi le dita come ho fatto io o, nel peggiore dei casi, di prendere la scossa se vi dimenticate di scollegare il cavo durante le prove!
– assicuratevi che il rame dei cavi non rimanga fuori dai mammut e, in quel caso, isolatelo con il nastro in modo da evitare un eventuale contatto con l’altro polo
– non abbiate paura di usare i mammut, sono vostri amici!
– cercate di fare un lavoro pulito e ordinato, alla fine sarà meno confusionario e, nel caso doveste fare dei futuri interventi, non dovrete smontare mezzo ringh light
– la parte di copertura posteriore si può evitare, ma io vi consiglio di farla per evitare che i cavi rimangano troppo esposti anche se sono ordinati e tenuti fermi dai ferma-cavi
– non siate parchi nell’acquisto del filo elettrico, più ne avete meglio è! Così nel caso sbagliaste a tagliarlo troppo corto ne avreste comunque di riserva
– non acquistate fili elettrici troppo sottili, può diventare poi difficoltoso spellarli e il rischio che si spezzino è alto
Detto questo credo di avervi detto tutto!
La sera finale del Ring Light potete vederla nel post precedente e presto anche nei nuovi meravigliosi progetti che ho intenzione di realizzare con questa fantastica luce!
Se avete domande sentitevi liberi di lasciare un commento oppure contattarmi via email.
Presto altre novità, stay tuned!












Janet Fischietto for Z Tattoo - Elena Gatti
Maggio 09, 2017[…] perso questa novità non temere, trovi un paio di articoli a riguardo: ring light e riflessioni e ring light tutorial) che rimanda una luce meravigliosamente morbida, molto diversa da quella che uso di solito per i […]
Max
Agosto 06, 2017Ciao Elena, confesso: con questo post mi hai ‘intrigato’ un sacco…; così ho setacciato il tuo sito in lungo e in largo.
Prima di tutto mi presento: sono Max, per vivere faccio il musicista ed ho una figlia, circa della tua età, a cui piace molto la fotografia. Avrà preso – forse – dal padre: più o meno quando nascevi, comprai (rompendo il salvadanaio) la mitica ‘Olympus OM-2n’ che – negli anni seguenti – devo ammettere mi ha dato grandi soddisfazioni. Ma avevo intrapreso il mio personale percorso fotografico già da molto tempo (mio padre – anche se saltuariamente – mi permetteva di usare la sua amatissima Leika).
“Ai miei tempi” (senza computer per la post-produzione) quando scattavi dovevi avere già in testa la foto che volevi ottenere; dunque: inquadratura, diaframma, tempo di otturazione (quindi, profondità di campo) dipendevano dalla luce che c’era (o avevi piazzato), dall’obiettivo che avevi scelto, dalla sensibilità della pellicola che avevi in macchina….. ed altre cento cose (e, se c’era poca luce, eri fortunato se dei flash – con te – ne avevi uno o due….) che ti rimbalzavano nella mente intanto che prendevi la foto più bella della tua vita!
Ti scrivo principalmente per complimentarmi per la tua determinazione: hai deciso di auto-costruirti il tuo “ring light” e l’hai fatto! Sei stata brava, anche se la cosa ti è costata insuccessi ed umiliazioni (la “legge di Murphy” colpisce duro, specie in questi casi), il tuo bel “ring light” è lì, pronto ad accendersi al comando delle tue dita.
Quello che non capisco bene è come tu possa mescolare la luce delle lampade a basso consumo (in pratica: dei “neon”) del tuo “ring light” ad altre fonti luminose (flash elettronici) con “temperatura colore” molto diversa ed ottenere ottimi risultati (cioè senza ‘dominanti fastidiose’).
Brava e buon lavoro!
Max.
Elena Gatti
Agosto 07, 2017Ciao Max,
grazie per avermi scritto 🙂
Si tende sempre a pensare che il digitale abbia facilitato le cose, ed in parte è vero, ma anche ora la foto devi averla già in mente prima di scattarla, altrimenti si scatta solo a caso! Il vantaggio è che non si consuma preziosa pellicola. Io se non ho già la foto in testa non scatto mai perché so che sarebbero solo foto che alla fine scarterei.
Per quanto riguarda la luce mista, è la mia specialità! In questo caso specifico ho impostato la temperatura colore su flash in modo che il soggetto (io :P) venissi colorata giusta e non diventassi un puffo. Ovviamente così facendo le luci a basso consumo (di una tonalità giallo/verdina) sembrano ancora più calde e l’effetto non mi dispiace affatto. Uso molto spesso questa tecnica per esaltare il colore caldo delle luci, a patto che queste stesse luci non influiscano nell’illuminazione del soggetto, ma solo in quella dell’ambiente (non so se mi sono spiegata).
Grazie ancora!
Max
Agosto 08, 2017Grazie Elena.
Non avrei potuto sperare in una risposta più gentile e veloce di così….!!
E, data la tua competenza (e cortesia…), ne approfitto – ancora – per rivolgerti una domanda “tecnica”.
Nel tuo sito ci sono alcune foto, ambientate in un’orribile “macelleria abbandonata”, che ritraggono una “meravigliosamente algida nippo-europea” in abiti velati (una dovrebbe avere come titolo “Slide-Home-36” se non sbaglio).
Se ti interessa la mia opinione (di ‘semplice appassionato’), fra quelle che presenti sul sito sono le meno belle (se avevi un’emozione durante lo scatto, a me non è arrivata… sorry); ma questo non è importante.
Mi ‘intriga’ (di nuovo….!) invece capire come hai ottenuto l’effetto di mosso della luce che entra dalla finestra, poi l’ombra del badile che si sovrappone al cavalletto su cui poggia il piede la modella….
Dai: qui c’è lo zampino della post-produzione (doppi scatti sovrapposti?) non è vero?!.
Ma – visto che forse non ci sentiremo più – ti voglio dire ancora un paio di cose.
Oltre al tuo ottimo “talento fotografico” (che emerge forte dai tuoi lavori), sono stato catturato anche da come scrivi; precisa, concisa, spesso profonda ma – soprattutto – in un bell’italiano grammaticalmente corretto (“… o, magari, esprimere un lato di sé stessi che non si è mai mostrato a nessuno.”; i “perché” li scrivi tutti bene con l’accento acuto, ma quel “sé stessi” – per una della “generazione degli SMS” – è davvero una “rara finezza”!).
Per questo richiamo la tua attenzione su qualche ‘svista’ qua e là che – penso – correggerai.
“… il concerto di Billie and the kids, il ritrovo dellE auto americane…”
“Sono abbastanza piena di lavoro nel settore wedding, ma farò il possibile [?per?] ritagliarmi del tempo per questa strana follia.”
“Ho deciso di suddividere il mio ring light in 4 sezioni da 3 lampade l’unA….” (le “sezioni” sono femminili…)
“… sono passata a creare la copertura degli stessi utilizzanDo un pannello di….”
Nella sezione VIDEO, ti è sfuggito un “time laspe” (ma sono un po’ dislessico anch’io…..!)
Poi, perdona la mia ignoranza: si chiama “spigot” o “spigo” l’oggetto su cui hai avvitato “la farfalla che blocca il tutto” nel tuo ring light?
Da ultimo ma certo ‘non ultimo’, vorrei riportare qui sotto le tue parole affinché tu notassi 2 cose: la meno importante (ma NON grammaticalmente…) è il “se stesse” senza l’accento acuto; la più importante te la dico dopo che avrai letto con attenzione queste righe (che condivido appieno).
“Ho deciso di specializzarmi in questo ambito per mille motivi, ma soprattutto perché vorrei aiutare le donne a riscoprire loro stesse. Siamo bombardati da modelli di bellezza e femminilità illusori ed io vorrei che le donne iniziassero a guardarsi allo specchio e a sentirsi belle nella loro autenticità. Questo per me è la fotografia boudoir, riscoprire la vera e autentica femminilità che ogni donna ha, ma che magari non conosce, non a fondo almeno. E’ un percorso, ed è per questo che ho deciso di chiamarla Boudoir Experience perché è una vera e propria esperienza di ritrovamento di se stesse. Non esistono donne più o meno adatte, chiunque può farlo! Nessun limite, nessun pregiudizio e nessun preconcetto, solo voi e la vostra bellezza interiore ed esteriore.”
Brava.
Se me lo concedi, vorrei farti una domanda: visto che in molte parti del tuo sito ti definisci “donna”, riesci a leggere queste tue righe come se, invece del ‘fotografo’, fossi TU il ‘soggetto’, cioè la ‘Janet’ di turno?
In altre parole, mi piacerebbe MOLTO vederti nel tuo “Boudoir”, in “lingerie” da “burlesque”, a mostrare i tuoi tatuaggi più o meno “intimi”, con le ‘mosse ammiccanti’ che conosci molto bene…..
Ovviamente non desidero che tu mi dia una vera e propria risposta, mi basta che tu ci rifletta.
La tua immagine “Duplicity” è molto bella: riesci a farne un’altra con la fotocamera “in verticale”?
TVB, davvero.
Max.
Elena Gatti
Agosto 09, 2017Ciao Max, grazie della lunghissima risposta!
Vado con ordine:
1) la foto cui ti riferisci con la modella orientale è una foto fashion commissionata da una stylist, quindi di fatto in realtà non volevo trasmettere nulla di artistico, mi sono limitata a seguire le indicazioni della committente dando giusto un colpo di creatività con l’effetto mosso cui ti riferisci. Nessuna post produzione, è un effetto che si può ottenere mescolando il flash (che congela il soggetto fermo) a tempi di esposizione lunghi e un movimento fisico della macchina fotografica, niente di troppo strano insomma 🙂
2) ti ringrazio molto dei complimenti sulla mia scrittura, sono sempre stata un’avida lettrice e ho studiato letteratura, per questo cerco di curare molto la scrittura anche se, purtroppo, qualcosa ogni tanto mi sfugge. Ho il difetto di scrivere di getto senza rileggere e perciò la maggior parte dei refusi rimasti lì incorretti! Ogni volta mi ripeto che dovrei rileggere, ma lo faccio raramente purtroppo, non so perché ma rileggere ciò che scrivo mi fa perdere la magia del momento della scrittura. Comunque correggerò gli errori che mi hai fatto presente, sperando non ce ne siano altri in giro!
3) si chiama spigot
4) la domanda non domanda. Che dirti, io non sono il genere di donna che rispecchia il comune concetto di femminilità, tutt’altro, ma mi sento a mio modo comunque femminile, nonostante l’80% del mio armadio sia composto da abiti maschili. Io non potrei mai essere il soggetto del mio boudoir per il semplice fatto che non so vedermi in quel modo, ma amo le donne che invece riescono ad esternare questo tipo di femminilità. La mia è una femminilità estremamente maschile (so che sembra un ossimoro, eppure non saprei come altro definirla) che cozzerebbe con quel tipo di femminilità che invece cerco (e venero) nei miei scatti.
5) infine, per quanto riguarda rifare “Duplicity” direi che è impossibile, quel make-up ha richiesto 4 ore e tantissima pazienza, non vorrei davvero replicare l’esperienza! Inoltre non amo molto gli scatti verticali, li realizzo solo in studio e nemmeno sempre, per il resto la mia fotografia è 99% orizzontale, il veritcale mi sembra davvero innaturale
Max
Agosto 09, 2017Davvero grazie di nuovo – Elena – per la pazienza che continui a dimostrare nei miei confronti.
E grazie anche per avermi rinfrescato l’ “ossimoro”: erano anni che non lo sentivo usare…
Lo ‘spigot’ invece continua a rimanere uno sconosciuto… 🙁 (Carneade: chi era costui?)
Sì; si intuisce bene che la tua ‘irruenza’ (e se no che cancro saresti…??!) non ti faccia soffermare troppo su quanto scrivi; però sono sicuro che – sotto sotto – ci sia anche qualcosa di più ‘inconscio’… (e mi piacerebbe che tu ci riflettessi su qualche minuto): non sarai un po’ troppo ‘critica’ con te stessa, tanto da non voler ‘guardare’ anche quello che sai fare bene?
Ma poi chiediti anche: “perché”……??!
Non faccio oroscopi (tanto meno per fotografi…); mi affascina la mente umana in toto, dall’istintività all’emotività… fino alla spiritualità.
In te vedo “tanto SOLE”, per favore: permettigli di brillare liberamente……!
E se è ‘un cambio di prospettiva’ che ti serve, chi meglio di te (una fotografa professionista…) può sapere in quale angolo del set è meglio spostarsi?
Un abbraccio forte.
Max.
Elena Gatti
Agosto 11, 2017C’è sicuramente una grande parte di verità in ciò che dici, ovvero che sono molto critica con me stessa sotto diversi fronti, che sia fotografia, scrittura o altro. Ma è anche vero che l’impeto della scrittura è del tutto irrazionale, e davvero mi sembra di “smorzarlo” se mi soffermo troppo a rileggere quanto scritto.
Ad ogni modo non scusarti, mi piace sempre avere uno scambio di opinioni con qualcuno che non si sofferma al semplice aspetto estetico di qualcosa 🙂
Per il resto lo spigot giuro che è reale!
Max
Agosto 11, 2017Confesso: lo “spigot” l’ho – poi – cercato e pure trovato (nei dizionari inglesi online…).
Sì: è una specie di “spinotto” che salta fuori da qualcosa per tener fermo qualcos’altro…
La brutta notizia è che domani – forse – non lo ricorderò più… :-((
Perdonami.
Faccio “da sempre” il musicista ed ho collaborato con artisti davvero meravigliosi (se posso darmi un po’ di arie: ho suonato ‘per’ e ‘con’ personaggi di livello mondiale, davvero); fra loro, ho passato 10 anni con un “cancro, nato il 4 luglio” (gli ho fatto anche varie foto, diventate copertine dei suoi dischi) dunque ‘ho la presunzione’ di sentirmi piuttosto in ‘empatia’ con te e con i tuoi lavori perché ne riconosco – a pelle – la valenza artistica.
Se mi regali il ruolo di “consigliere”, permettimi – ogni tanto – di tirarti un po’ la giacca….
Basta.
P.S.
Continuo a cliccare il link Flikr che suggerisci in “Dark and Light” [https://www.flickr.com/photos/madely87/sets/72157660123974594] ma, purtroppo, non vedo nulla [Pagina non trovata…]: è colpa mia?
Love!
Max
Ottobre 12, 2017Toc toc……: ti è successo qualcosa di “brutto”?
Dall’11 agosto sei “latitante”…
Se ho abusato troppo del tuo tempo, bastava dirlo.
Aloha!
Max.
Elena Gatti
Ottobre 12, 2017Ciao Max, no non mi è successo nulla di brutto per fortuna (anzi, tutt’altro a dire il vero!) ma sono solo stata pienissima di lavoro! Da fine agosto ad ora non ho avuto praticamente un giorno libero!
Comunque rispondo ora alla tua domanda del commento precedente: non trovi il link a Flickr perché ho cancellato il profilo dato che non avevo più interesse a tenerlo attivo e aggiornato. Quest’inverno quando avrò finalmente un po’ più di tempo libero provvederò a risistemare tutto il sito, compresi testi e link ormai non più funzionanti.
A presto!
Max
Ottobre 14, 2017;-))
Meraviglia!
Alla prossima e buon lavoro.